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Medesy ieri
Anno 1380: dallo sfruttamento agricolo all’origine dell’arte fabbrile
31 marzo 1380: quel giorno di 600 anni fa, i capi famiglia di Maniago si riunirono in assemblea sotto la "Loggia" della città, per deliberare su materie diverse. Tra i partecipanti, accanto a quello di altri artigiani che esercitavano il mestiere di Barbiere, Tessitore e Calzolaio, compare anche il nome di un fabbro: Nicolussio, il primo fabbro di Maniago. Correva l’anno 1380.
Anno 1450: l’acqua, una fonte di energia indispensabile
Nel medioevo si era andata sviluppando, in Europa, una massiccia trasformazione nel campo dell’utilizzazione dell’energia motrice come sistema di produzione: inizia lo sfruttamento del mulino ad acqua, già noto agli antichi romani. Nel 1400 le ruote idrauliche cominciarono ad azionare mulini, segherie, mantici, filande, fucine e, a Maniago, il primo battiferro.
Nel 1445 il conte Nicolò di Maniago ottenne dalla Serenissima di Venezia la concessione di: "far costruire o edificare qualunque edificio di mulino o sieghe" e a ritenere "qualunque reddito o provento possa recepire".
Anno 1453: i battiferro
L’acqua, che nelle intenzioni doveva irrigare campi e azionare macine, fornisce invece energia motrice per i "magli a testa d’asino" dei battiferro i quali hanno consentito ai "fabbri" di forgiare vomeri, falci, coltellacci, roncole e mannaie per lavorare la terra circostante e per tagliare i boschi.
L’ingegno, nato inizialmente dalla necessità di costruire i propri strumenti di lavoro, progredisce rapidamente anno per anno, ponendo delle solide basi a quello che sarà lo sviluppo dell’arte fabbrile e delle botteghe artigiane.
Anno 1500: armi per la Repubblica di Venezia
L’atto notarile del 15 giugno 1500 stipulato tra il capitano della Serenissima Giovanni Vitturi e il nobile di Maniago Petrus Rigotti, rivela che i battiferro fabbricavano, anche in serie, prodotti di un certo prestigio, come le armi, per le truppe della Serenissima di Venezia, poco distante da Maniago.
Anno 1700: le botteghe artigiane
Con la crescita della domanda di attrezzi di lavoro di dimensioni sempre più piccole e limitati ad usi specifici, ma per i quali interessa, oltre alla funzionalità anche l’aspetto estetico e la precisione, nasce e si sviluppa l’economia delle "botteghe artigiane". È l’inizio della produzione di Temperini, Forbici e strumenti chirurgici. Il maniaghese Gio Battista Vallan, stimolato da un manifesto del Prefetto che invitava ad esporre presso il Reale Palazzo delle Scienze ed Arti di Milano "... quei prodotti delle loro manifatture che sembrassero meritevoli della pubblica attenzione", partecipò inviando una cassetta con diversi ferri chirurgici di sua produzione. La cura e l’abilità dimostrate, in un settore così specialistico e tecnologicamente avanzato, impressionarono favorevolmente la commissione giudicatrice con questa motivazione: "... in questa finitura si è trovato una finezza ed una pulitura da far desiderare che l’operatore si accinga a fabbricare i ferri dell’arte chirurgica in grande, che possano venir diffusi pel Regno ed essere sostituiti a quelli provenienti dall’estero".
Anno 1800/1900: il grande sviluppo economico
All’inizio del nuovo secolo, l’arte fabbrile assunse sempre più,
nell’economia della comunità, quel carattere di prevalenza che in seguito avrebbe portato ad identificare Maniago con la Città delle coltellerie.
Un’arte appresa e sviluppata con coraggio, tenacia e passione senza poter contare sulla presenza, in loco, della materia prima: "il ferro". Questo fatto rendeva il prodotto meno concorrenziale rispetto ad altri produttori, ma, qualitativamente, più valido. Lettera del 1° Dicembre 1805 del Conte Fabio di Maniago, al Sig. Prefetto del Dipartimento di Passariano e al Podestà di Maniago: "... mentre una falce della Carinzia (Austria) Vale L.4 Venete, una delle nostre vale L. 15, ma quest’ultima ha la durata di 6 anni, mentre la prima non dura che un anno solo". Ancora oggi, la produzione



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